La signorina Giulia

di August Strindberg

La signorina Giulia

di August Strindberg

August Strindberg – Prefazione:
«Verrà, comunque, forse un giorno in cui saremo tanto avanzati, così illuminati, da poter osservare con indifferenza lo spettacolo brutale, cinico, crudele, che ci propone l’esistenza. Allora avremo disinnescato gli strumenti inferiori ed inattendibili di pensiero detti sentimenti, divenuti superflui e nocivi per la maturazione dello strumento di giudizio.»

Mia mail allo scenografo Nicolas Bovey, primi pensieri rispetto al luogo:
“Quando lo spazio è troppo piccolo fai l’amore con chi c’è, con l’ultimo uomo sulla terra, lo contendi con l’altra donna, cerchi di sedurlo sapendo già che tra pochi attimi lo odierai. Quando lo spazio è troppo piccolo se qualcuno sale sopra le nostre teste ci sembra che quello sia il Dio, un Conte gigantesco pronto a calpestare noi microbi con i suoi stivali fatti di fango, in un sadico tip-tap.
Lo spazio pulito si sporca del nostro corpo.
L’angolo di una stanza di una casa di una provincia, soffocante, un micro mondo dove nessuno sceglie niente e si entra nel corpo dell’altro per occupare meno spazio possibile.”
Continuo la mia ricerca sui confini autoimposti dalla mia generazione, dopo Spettri, Zoo di Vetro, Casa di Bernarda Alba e Città Morta, consapevole che il concetto di lockdown ora interroga lo spettatore quotidianamente sui limiti fisici e mentali della nostra esistenza.
La Signorina Giulia è considerato il capostipite del movimento europeo detto “naturalismo” e August Strindberg, spigoloso e violento, in Italia spesso subisce la semplificazione della verità. Se è vero che l’opera di Strindberg fa parte della nuova formula di Zola “rendere vero, rendere grande e rendere semplice” non bisogna scordare le grandi incoerenze, l’incapacità del normale, e la enorme statura teatrale dell’immorale drammaturgo svedese.
Tre orfani vivono uno spazio dove è impossibile non curvarsi al tempo, dove la vita è più faticosa del lavoro, in una casa ostile da dove tutti noi vorremmo fuggire. Nell’arco di una notte capiamo come gestire questa attesa, prima della fine, cercando di ballare, cantare e perdersi nell’oblio per non sentire il rumore del silenzio.
Che questo sia portato in scena da attori giovani è straziante; se nella macabra attesa del Finale di Partita o nell’aspettare Godot sono i morti e i vagabondi a dover gestire il nulla, in Strindberg sono i figli a dover subire l’impossibilità del futuro. Nello spavento del domani l’unica stupida soluzione è quella del gioco al massacro, il cannibalismo intellettuale. L’inganno. Il Teatro.
Julie – “Ottimo Jean! Dovresti fare l’attore”.

 

Date e orari

TEATRO
Chiesa di San Simone
Spoleto Festival dei Due MondiDATA
sab 26 giu 2021
ORARIO
20
Spoleto Festival dei Due Mondi
TEATRO
Chiesa di San Simone
Spoleto Festival dei Due MondiDATA
dom 27 giu 2021
ORARIO
15
Spoleto Festival dei Due Mondi

Locandina

regia Leonardo Lidi
con Giuliana Vigogna, Christian La Rosa, Ilaria Falini
scene e Luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono G.U.P. Alcaro

produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi

regia Leonardo Lidi
con Giuliana Vigogna, Christian La Rosa, Ilaria Falini
scene e Luci Nicolas Bovey
costumi Aurora Damanti
suono G.U.P. Alcaro

produzione Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Spoleto Festival dei Due Mondi